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La sanità del futuro «scommette» sui Big data. Restano però i timori legati a sicurezza, privacy e competenze #adessonews


di Ruggiero Corcella

Secondo il Future of Health Index 2022 nei prossimi tre anni si investirà sempre di più in questo settore innovativo, sfruttandone la potenza per migliorare l’assistenza

Tecnologie digitali intelligenti e connesse, Intelligenza artificiale e analisi predittiva sono le priorità che duecento figure con potere decisionale in vari ambiti della sanità italiana (sia pubblica, sia privata) indicano e nelle quali intendono investire nei prossimi anni. L’obiettivo è utilizzare la potenza dei dati, i cosiddetti Big data, per rendere l’assistenza sanitaria più efficace ed efficiente. Questo il quadro che emerge dal Future Health Index 2022, settima edizione dell’indagine condotta da Philips in 15 Paesi (tra cui l’Italia) con i professionisti della sanità di tutto il mondo.

Le priorità

E qui cominciano le diversità di vedute tra noi e gli altri. Infatti se a livello globale al primo posto risultano la soddisfazione e la fidelizzazione del personale (come indicato dal 30% degli intervistati), nel nostro Paese il 41% degli intervistati ha risposto che le priorità assolute sono la cybersecurity e la privacy dei dati. Si tratta di una percentuale significativamente più alta di quella registrata in Europa (21%) e a livello mondiale (20%), complice forse i gravi episodi di violazione dei dati personali che si sono verificati in Italia nel corso dell’ultimo anno.

Gli investimenti

Guardando invece agli investimenti, gli italiani indicano attualmente come prioritari quelli nelle cartelle cliniche elettroniche (55%) e sulla telemedicina (45%). Se si guarda però al prossimo triennio, le prospettive iniziano a cambiare. Secondo il 51% degli intervistati, l’Intelligenza artificiale – anche se non è ben chiaro in quale delle sue molteplici declinazioni – diventerà la principale priorità di investimento, rispetto al 40% di quest’anno, favorita anche dal Piano nazionale di ripresa e resilienza che prevede uno stanziamento di circa 20 miliardi di euro per il rafforzamento delle infrastrutture tecnologiche.

I numeri al centro

Quello della raccolta e dell’utilizzo dei dati è uno dei nodi cruciali, anche in sanità. Gli intervistati ne hanno piena coscienza, tanto che attualmente circa due terzi di coloro che lavorano in ambito clinico (68%) e operativo (65%) affermano di raccogliere e archiviare dati. L’utilizzo di tali dati è nettamente superiore nel contesto clinico, dove vengono usati per elaborare analisi descrittive (53%) e predittive (49%). In generale, è alta la fiducia nell’uso che se ne potrà fare: due terzi (66%) ritengono che le loro strutture dispongano della tecnologia necessaria per sfruttare appieno i dati che stanno raccogliendo, e il 78% si sente sicuro dell’accuratezza dei dati a sua disposizione. Si tratta di un risultato nettamente superiore alla media europea (66%) e globale (69%).

Le barriere

Ma non sono tutte rose e fiori. Il percorso della sanità «data-driven» è ancora pieno di ostacoli. I principali? Secondo l’indagine, i timori legati alla sicurezza e alla privacy (32%), seguiti dalla difficoltà a gestire grandi volumi di dati (28%) e dalla mancanza di competenze del personale (27%).

L’impatto

Dalla survey emerge inoltre una forte affidamento verso l’analisi predittiva. Circa tre quarti (72%) degli intervistati ritiene che possa avere un impatto positivo sulle prestazioni sanitarie, mentre il 68% afferma che potrebbe avere un impatto positivo sulla qualità e sui costi delle cure (63%), rendendo così l’assistenza sanitaria più sostenibili e accessibile. Riguardo allo stato dell’arte, il 65% degli intervistati italiani dichiara di aver già adottato o essere in procinto adottare l’analisi predittiva: un dato che pone il nostro Paese al quinto posto della classifica globale, ben sopra la media (56%) e a poca distanza da Stati Uniti (66%) e Brasile (66%), seppur nettamente distaccati dai leader, rappresentati da Singapore (92%) e Cina (79%).

La cooperazione

La collaborazione con altre strutture ospedaliere e sanitarie viene vista dagli intervistati come preziosa per imparare dalle esperienze altrui. Dalle collaborazioni con le aziende dell’Health technology, ci si aspettano vantaggi che vanno dall’accesso a modelli di pagamento flessibili e opzioni di finanziamento innovative (44%) alla formazione e la preparazione del personale (31%), dalla visione strategica per il futuro (27%) alla consulenza specializzata (26%).

18 agosto 2022 (modifica il 18 agosto 2022 | 13:57)

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