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Confindustria, 16mila Pmi esposte a rischi climatici e di transizione #adessonews

Lo scenario economico «di per sé critico e molto incerto» si è ulteriormente complicato con la crisi di Governo, lo scioglimento del Parlamento e l’indizione anticipata di nuove elezioni politiche, che per larga parte del secondo semestre del 2022 limiterà l’azione di Governo» e «criticità strutturali e congiunturali definiscono un quadro in cui è necessario agire con interventi diversificati, ma parimenti efficaci e soprattutto dedicati al sostegno della competitività delle imprese, vero motore per la ripresa del Paese».

È quanto ha messo in evidenza il Rapporto Regionale Pmi 2022, realizzato da Confindustria e Cerved, in collaborazione con Unicredit e Gruppo 24 Ore secondo cui «ad oggi, il legislatore è intervenuto con misure non sempre sufficienti a contenere adeguatamente gli effetti della crisi sanitaria nei diversi settori produttivi e a sostenerne le esigenze di liquidità e di programmazione degli investimenti e, allo stesso tempo, non ha previsto misure strutturali, che configurassero un sostegno duraturo agli investimenti, alla ripresa e alla crescita».

Lo studio tiene conto del conflitto russo-ucraino e della persistenza dei rincari sul mercato delle materie prime e analizza l’esposizione delle Pmi italiane ai rischi climatici, ambientali e di transizione nelle diverse regioni. Il report analizza gli andamenti e le prospettive delle 160mila società italiane che – impiegando tra 10 e 249 addetti e con un giro d’affari compreso tra 2 e 50 milioni di euro, rientrano nella definizione europea di piccola e media impresa, e generano un valore aggiunto complessivo pari a 204 miliardi di euro.

16mila Pmi esposte a rischi climatici e di transizione

Il Rapporto Regionale PMI 2022 evidenzia l’impatto di «rischi climatici, ambientali e di transizione» avvertendo che è «in bilico la tenuta del sistema». «A livello complessivo – rileva il documento -, le Pmi che operano in settori a rischio di transizione alto o molto alto sono poco più di 16 mila (il 10,6% del totale), impiegano 478 mila addetti (l’11,0%) e presentano un’esposizione verso il sistema creditizio di oltre 44 miliardi (il 17,1%)».

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Con guerra e crisi energia a rischio ripresa 2022-23

Le tensioni geopolitiche, economiche e commerciali associate al conflitto in Ucraina (sanzioni, incertezza dei traffici, restrizioni al commercio) si stanno trasmettendo al sistema produttivo attraverso una serie di effetti. E il processo di recupero delle Pmi italiane potrebbe subire un rallentamento nel prossimo biennio. Dopo il calo della rischiosità osservato nel 2021, infatti, la quota di Pmi a rischio torna a risalire.

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